Come fu riconosciuto San Giuseppe quale sposo destinato da Dio alla Vergine Maria?

29 Agosto 2019
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Anna Katharina Emmerick (Coesfeld, 8 settembre 1774 – Dülmen, 9 febbraio 1824), monaca stigmatizzata tedesca e figlia di poveri contadini, ricevette sin dalla sua tenera età il dono di avere visioni molto dettagliate della vita di Gesù, della Madonna, dei Santi ed episodi dell’Antico e Nuovo Testamento. Tali visioni furono raccontate al poeta romantico Clemens Brentano (Ehrenbreitstein, 9 settembre 1778 – Aschaffenburg, 28 luglio 1842), il quale le trascrisse con la massima cura, strutturandole e classificandole successivamente in sei volumi.

Il redentorista Karl E. Schmöger che curò la pubblicazione di quattro dei sei volumi, scrisse nella sua premessa: “Il lettore non troverà alcun punto che contenga la minima contraddizione con la Santa fede. Anzi, si renderà conto con estrema soddisfazione che difficilmente si troveranno libri che introducano con più facilità ai misteri della nostra santa fede e consentano anche ai meno esercitati a meditare sulla vita di Gesù. Anna Katharina possedeva il dono della visione a un livello raggiunto solo da poche anime privilegiate”. Egli riportò inoltre le stesse parole dette dalla monaca stigmatizzata riferendosi a Brentano e al suo ruolo: “Quest’uomo non scrive solo per volontà propria, ha con sé la Grazia di Dio. Nessun altro può far ciò al posto suo, è come se vedesse lui stesso.” A tal proposito è opportuno ricordare che tutti i testi della Emmerick hanno ricevuto l’imprimatur a conferma della veridicità della narrazione evangelica. Possiamo quindi dire che tale straordinario patrimonio venne salvato grazie a questo minuzioso lavoro, lavoro che ci permette oggi di ampliare ed arricchire le ridotte notizie della Sacra Scrittura con racconti dettagliati ed approfondite descrizioni.

Come venne scelto San Giuseppe quale sposo della Santa Vergine?
La storia la si trova nel libro “La vita della Santa Vergine Maria” in cui Anna Katharina Emmerick racconta: “Viveva dunque la santa Vergine nel Tempio con parecchie altre vergini, sotto la sorveglianza di pie matrone. […] Quando queste fanciulle erano cresciute, si sposavano. I loro genitori, portandole al Tempio, le avevano offerte completamente a Dio e gli Israeliti più osservanti nutrivano da molto tempo la tacita fiducia che uno di questi matrimoni avrebbe portato un giorno alla nascita del Messia promesso. Quando la santa Vergine ebbe quattordici anni e insieme ad altre fanciulle doveva prepararsi al matrimonio, ho visto sua madre Anna andare al Tempio e farle visita […]. Quando alla Vergine fu detto che doveva lasciare il Tempio e sposarsi, rimase turbata e disse ai sacerdoti che non voleva lasciare il Tempio perché si era promessa a Dio e non voleva sposarsi. Le fu detto però che doveva sposarsi. In seguito ho visto la santa Vergine piangere e pregare Dio nella sua cella. Ricordo anche di aver visto che, avendo sete, Maria andò alla fonte con una brocca per attingere acqua e lì, senza apparizione visibile, udì una voce ed ebbe una rivelazione che le diede conforto e forza, disponendola meglio nei confronti del matrimonio. […]

Ho visto anche il Sommo Sacerdote, un uomo molto anziano che non poteva più camminare, portato da altri su una sedia davanti al Santissimo, accendere incenso e leggere un rotolo di pergamena posto davanti a lui. Ho visto anche che, rapito nello spirito, aveva un’apparizione; intanto l’indice della sua mano veniva condotto sul punto del rotolo dove era scritto: ‘Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici’ (Isaia 11,1). Quando il vecchio sacerdote tornò in sé, lesse queste parole e prese decisioni. Lo vidi poi inviare messaggeri nel territorio e convocare al Tempio tutti gli uomini non sposati della stirpe di Davide. Quando questi si furono riuniti nel Tempio vestiti dei loro abiti migliori, fu loro presentata la Santa Vergine, e tra loro vidi un giovane molto devoto della regione di Betlemme; anche lui aveva sempre pregato con grande zelo per l’adempimento della promessa e io ho riconosciuto nel suo cuore il grande desiderio di diventare lo sposo di Maria. Ella però si ritirò di nuovo nella sua cella, versò sante lacrime e cercò di non pensare al fatto che non doveva rimanere vergine.

Poi ho visto il Sacerdote, che aveva avuto un’intuizione interiore, consegnare ad ogni uomo un ramoscello e ordinare ad ognuno di contrassegnarlo col proprio nome e tenerlo in mano durante la preghiera e l’offerta. Quando l’ebbero fatto, i ramoscelli furono raccolti e posti sull’altare davanti al Santissimo; agli uomini fu spiegato che quello il cui ramoscello fosse fiorito, era destinato dal Signore a sposare la Vergine Maria di Nazareth. Mentre i ramoscelli erano posati davanti al Santissimo, le preghiere e le offerte continuavano. Dopo il tempo stabilito i ramoscelli furono restituiti agli uomini e fu loro comunicato che nessuno di loro era lo sposo destinato da Dio alla fanciulla.[….]

Ho visto poi che i sacerdoti nel Tempio studiavano di nuovo i registri per vedere se non avessero dimenticato qualcuno della stirpe di Davide. Trovarono sei fratelli di Betlemme, uno dei quali era sconosciuto e lontano da casa da tempo, lo cercarono e lo trovarono non lontano da Samaria in un luogo vicino a un piccolo fiume, dove viveva solo e lavorava per un altro maestro. Obbedendo all’ordine del grande sacerdote, Giuseppe indossò gli abiti migliori e andò a Gerusalemme al Tempio. Anche lui dovette tenere un ramoscello fra le mani durante la preghiera e l’offerta, e quando questo fu posto sull’altare, ne uscì un fiore simile a un giglio bianco e io vidi una luce come fosse lo Spirito Santo scendere su di lui. In questo modo Giuseppe fu riconosciuto come lo sposo destinato dal Signore alla Vergine Maria e le fu presentato dai sacerdoti alla presenza di sua madre Anna. Maria, obbediente alla volontà di Dio, lo accettò umilmente come suo sposo perché sapeva che a Dio, che aveva accettato il suo voto di appartenere soltanto a Lui anima e corpo, tutto è possibile.”

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