Gli Angeli nella vita dei Santi

10 Dicembre 2019
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Gli Angeli Custodi vivono giorno e notte accanto a noi, partecipano alle nostre gioie, ai nostri dolori, alle nostre sofferenze e qualsiasi nostra richiesta di aiuto non sarà mai vana, perché loro accorrono sempre in nostro soccorso, aiutandoci ad evitare tutto ciò che può danneggiarci nell’anima e nel corpo e spingendoci verso tutto ciò che è bene per noi. Grazie anche alle testimonianze dei Santi siamo quindi invitati ad amare e ad invocare spesso il nostro Angelo quale testimone dell’Amore di Dio, messaggero della Parola Divina, nostro custode, che combatte accanto all’uomo le battaglie contro il male.

Il giovane Sant’Isidoro l’agricoltore (1080 – 1130) si stabilì a Torrelaguna dove, per sua fortuna, trovò da lavorare come contadino nella terra di un ricco proprietario che si chiamava Giovanni de Vergas. Aveva buona salute e la zappa non gli pesava. Ben presto, anche se aveva le mani callose, si sposò con una giovane di nome Maria, che come lui era sana, onesta e religiosa, dalla quale ebbe un figlio. Fu un matrimonio sempre contraddistinto dalla grande attenzione verso i più poveri con cui condividevano il poco che possedevano. Il padrone si stupiva di come Isidoro potesse zappare tanta terra da solo e tracciare così tanti solchi. Un giorno perciò lo sorvegliò di nascosto. Il suo stupore fu di grande meraviglia, allorché vide accanto a Isidoro due giovani che lavoravano con lui. Ma, se Isidoro sudava, quei due giovani invece conservavano inalterabile le loro fattezze: erano infatti due creature angeliche. A Giovanni de Vergas non rimase che affidare a Isidoro tutta la sua proprietà da coltivare, e facesse come gli sembrava meglio disporre per le semine. Infatti la terra rese ancora di più, con gran vantaggio non solo del padrone, ma anche dei poveri, ai quali Isidoro donava quasi tutta la sua parte, d’accordo naturalmente con la moglie.

Beata Aniela Salawa
La sera del 15 giugno 1921, la giovane Aniela Salawa, sempre desiderosa di pregare con intensità, ma tormentata dalla malattia e dagli impegni di lavoro ha alcuni minuti a disposizione prima che la chiesa di San Nicola chiuda. La notte cala su Krakovia. Come giunge in chiesa, la sacrestana si appresta a chiuderne la porta: “Ho visto Aniela, che da mezz’ora già si trascinava lungo la via Radziwill. Mi sono sentita contrariata vedendo ch’ella veniva in chiesa precisamente nell’istante in cui stavo per chiuderla. La fissai duramente, per farle comprendere che mi apprestavo a chiudere la chiesa. Ma essa non parve rendersene conto”. Come Aniela entra nel Santuario, la sagrestana le chiede di non attardarsi. La povera malata va in silenzio a inginocchiarsi in un posto discreto, nella cappella di Sant’Anna. Quanto alla sacrestana, si pone alla porta d’entrata, pregando Dio che la preghiera non si prolunghi troppo. Finalmente, impaziente, va a chiudere la porta della sacrestia, agitando bene le chiavi, poi va verso il posto dove si trova Aniela: più nessuno. Corre alla porta d’entrata della chiesa, nessuno sul sagrato, né nella lunga via Radziwill: “Ho fatto almeno venti volte il giro della chiesa. Mi sembrava ben certa che ella non fosse più in chiesa”. La sacrestana chiude la porta e rientra a casa sua: “L’indomani mattina, io aprii la chiesa ed osservai se vi si trovava qualcuno. Non vi era nessuno. Ci impiegai cinque minuti a farne il giro e ad aprire la porta della sacrestia. Ritornata nel Santuario, vidi Aniela inginocchiata davanti al Santissimo Sacramento vicino alla statua di San Giuseppe. Era tutta radiosa e sembrava priva di sensi. Mi chiedevo allora da dove era entrata, perché, aprendo la porta della chiesa, non l’avevo vista né nella via né nei dintorni del Santuario. E pensate che, ogni volta che la vedevo camminava lentamente, trascinandosi appoggiandosi al muro”. Aniela ha riportato lei stessa nel suo diario – scritto per obbedienza del suo direttore spirituale – quello che è accaduto quella notte: per permetterle di restare così per molto tempo, come si augurava, davanti al Santissimo Sacramento, verso il quale la esortava frequentemente a volgersi, e che la incoraggiava a visitare frequentemente, il suo Angelo Custode l’aveva resa invisibile, molto semplicemente! Aniela Salawa è sta beatificata nel 1991 da San Giovanni Paolo II a Krakovia durante il suo viaggio apostolico in Polonia.

A San Filippo Neri (21 luglio 1515 – 26 maggio 1595) si fece incontro un povero per chiedergli l’elemosina. Il Santo stava per dare prontamente tutte le poche monete di cui disponeva, ma l’altro disse sorridendo: “Io volevo vedere solamente quello che tu sapevi fare” e scomparve. San Filippo in seguito confidava tale episodio a due suoi amici sacerdoti, affermando che il misero era il suo Angelo Custode, che aveva fatto ricorso a questo travestimento per fargli capire sempre più quanto la carità ai poveri fosse gradita a Dio e ai Suoi Angeli.

Una volta la sorella di San Domenico Savio (2 aprile 1842 – 9 marzo 1857), Raimonda, cadde in uno stagno. Domenico si tuffò subito nell’acqua pur non sapendo nuotare. “Dove hai preso tanta forza?”, gli domandarono alcuni ammiratori del suo gesto. “Non ero solo”, rispose sereno il ragazzo, “io reggevo Raimonda, ma a sorreggere me c’era l’Angelo Custode”.

Dal diario di Santa Faustina Kowalska (1905 – 1938): “La mattina feci la meditazione e mi preparai per la Santa Comunione, benché non dovessi ricevere il Signore Gesù. Quando il mio desiderio e il io amore raggiunsero il grado più alto, all’improvviso vidi accanto al mio letto un Serafino, che mi porse la Santa Comunione pronunciando queste parole: “Ecco il Signore degli Angeli”. Il Serafino era circondato da un grande splendore, traspariva da lui la divinizzazione e l’Amor di Dio. Aveva una veste dorata e su di essa indossava una cotta trasparente e una stola pure trasparente. Il calice era di cristallo ed era coperto da un velo trasparente. Appena mi ebbe dato il Signore, scomparve.

San Giuseppe da Copertino (17 giugno 1603 – 18 settembre 1663) dopo lunghi anni di peregrinazioni (a Napoli, Roma, Assisi, Fossombrone e Pietrarubbia, nelle Marche), giunto in una casa colonica presso Osimo, volle salire sul terrazzo per ammirare il panorama. Si affacciò al suo sguardo il Santuario di Loreto – lì di fronte – e San Giuseppe ebbe una splendida visione: vedeva Angeli che salivano e scendevano dal cielo, osannando alla Casa di Nazareth, dove la Madonna aveva concepito il Bambino e, dopo aver portato le preghiere dei pellegrini in cielo, ve ne ritornavano riportando a loro “le grazie richieste”, che Dio, per l’intercessione di Maria, concedeva loro. Poi egli spiccò un volo e andò a posarsi su un mandorlo. Il volo e l’estasi che ne seguirono furono interrotti dal Padre Segretario Generale che, insieme con altri fratelli, era lì presente e comandò al Santo di rientrare in sé…

A San Pio da Pietrelcina (25 maggio 1887 – 23 settembre 1968) il suo Angelo custode disse: “Ringrazia Gesù che ti tratta da eletto a seguire Lui da vicino per l’erta del Calvario; io vedo, anima affidata alla mia cura da Gesù, con gioia e commozione del mio interno questa condotta di Gesù verso di te. Credi tu forse che sarei così contento, se non ti vedessi così abbattuto? Io che nella carità santa molto desidero il tuo vantaggio, godo sempre più nel vederti in codesto stato. Gesù permette questi assalti al demonio, perché la Sua pietà ti rende assai caro e vuole che tu Lo rassomigli nelle angosce del deserto, dell’orto e della croce. Tu difenditi, allontana sempre e disprezza le maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te”.

Il Santo Padre Pio aveva l’abitudine di lasciare sempre aperta la porta di casa. Alle persone che gli domandavano se non avesse paura dei ladri lui rispondeva sempre: “No, no! Mi protegge l’Angiolino”. È interessante anche come lui raccomandasse ai fedeli la devozione a San Michele Arcangelo. Infatti, molti penitenti venivano da lui inviati a espiare le loro colpe proprio presso il Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano. Aveva un rapporto quotidiano e molto forte con loro; addirittura ad un suo figlio spirituale fece una profezia dicendo: “Tu avrai nove figli, tanti quanti sono i Cori Angelici”. La vita di Padre Pio era molto orientata a diffondere la devozione verso gli Angeli. Una volta il suo frate infermiere, Padre Mariano Palladino, gli disse che una mistica aveva visto in visione Padre Pio che combatteva contro il demonio fin da tenera età. Il Santo frate, udendo queste parole confermò e aggiunse: “Se non fosse stato per San Michele il demonio mi avrebbe messo sotto i piedi”.

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