Grigio: il cane che proteggeva Don Bosco

23 Agosto 2019
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“Dire che era un angelo farebbe ridere. Ma non si può dire nondimeno che fosse un cane come gli altri”, così diceva Don Bosco riferendosi a quella creatura inviatagli dal Cielo che lo assistette nei momenti più pericolosi della sua vita. Il Santo infatti aveva sì molti amici e persone che seguivano i suoi insegnamenti e che gli volevano bene, ma allo stesso tempo era anche vittima di persecuzioni, calunnie, minacce e soprattutto di attentati alla sua vita. C’era gente pagata affinché l’assassinio venisse compiuto. “Come avrebbe potuto Don Bosco”, si legge in uno degli scritti di Don Giuseppe Tomaselli, “superare tante insidie senza un’assistenza straordinaria da parte di Dio e della Madonna? E l’assistenza l’ebbe, abbondante, continua, prodigiosa. E poiché gli attentati continuavano, specialmente nottetempo quando egli rincasava, allora venne in aiuto la Provvidenza con la comparsa di un cane, che dal colorito fu chiamato “il Grigio”.

Così descrisse Don Bosco il loro primo incontro: “A causa dei frequenti attentati di cui io ero bersaglio, fui consigliato di non andare in giro da solo quando andavo in città o tornavo indietro. In un pomeriggio buio tornavo a casa con una certa paura, quando vidi al mio fianco un enorme cane, che a prima vista mi impaurì; siccome però mi faceva festa come se io fossi il suo padrone, avemmo da subito una buona relazione, e lui mi accompagnò fino all’oratorio. Ciò che accadde in quel pomeriggio si ripeté molte volte, di modo che io posso ben dire che il Grigio mi prestò importanti servizi.”

Interventi provvidenziali del Grigio
Una sera il Santo stava tornando a casa quando fu aggredito da due uomini che gli gettarono sulla faccia un mantello. Don Bosco si dimenò, cercò di difendersi e quasi riuscì a liberarsi, ma gli aggressori cercarono di bloccarlo più fermamente e, per impedirgli di gridare aiuto, gli tapparono la bocca con un fazzoletto. Proprio in quel momento di estremo pericolo per la sua vita, mentre in cuor suo Don Bosco invocava il Signore, ecco che comparve il Grigio che abbaiò e ringhiò con così tanta forza ed impeto da sembrare un orso feroce, si slanciò contro uno degli assalitori costringendolo a lasciare il mantello avvolto sulla testa di Don Bosco; poi si slanciò anche contro l’altro, mordendolo ed atterrandolo. I malviventi terrorizzati gridarono: “Don Bosco, per carità lo chiami! Pietà, misericordia! Chiami questo cane!” “Lo chiamerò,” rispose il Santo, “ma voi lasciatemi andare per i fatti miei.” “Sì, sì, vada pure, ma lo chiami subito!”. “Grigio”, disse Don Bosco, “vieni qua!” Il Grigio ubbidì, gli andò vicino e i delinquenti scapparono uno dopo l’altro. Il cane poi non lasciò solo il Santo, ma lo seguì accompagnandolo fino ai piedi della scala dell’oratorio e poi scomparve.

Un’altra volta invece il Grigio impedì a Don Bosco di uscire di casa. Era sera inoltrata ed il Santo voleva uscire a tutti i costi, tanto che nemmeno la madre era riuscita a persuaderlo facendogli cambiare idea. Egli la tranquillizzò, prese il cappello e, accompagnato da alcuni ragazzi, uscì. Arrivati però al portone trovarono Grigio steso per terra. “Oh, Grigio, tanto meglio, saremo ben accompagnati! Alzati e vieni con noi” gli disse Don Bosco. Ma il Grigio questa volta non ubbidì, anzi, si mise a ringhiare e non si mosse. Restò fermo lì, immobile. La madre disse allora al figlio: “Non hai voluto ascoltare me, ascolta almeno il cane: non uscire a quest’ora!” Per farla contenta e non rammaricarla, Don Bosco ritornò dentro casa e, a conferma di ciò, dopo qualche istante arrivò di corsa un vicino per avvisarlo di non uscire, perché in giro c’erano quattro uomini armati pronti ad ucciderlo!

L’intervento del Grigio avvenne anche in altri momenti più o meno pericolosi per la vita di Don Bosco, terminati i quali però spariva sempre, come se la sua missione fosse terminata. Una delle ultime volte fece la sua comparsa quando il Santo, in Francia, si era perso di notte trovandosi davanti ad un pantano melmoso ed egli, narrando l’accaduto disse: “Era da vent’anni che non vedevo il Grigio”.

Il Grigio in oratorio
Racconta il Santo: “Nelle notti in cui nessuno mi accompagnava, non appena passavo le ultime case vedevo spuntare il Grigio da qualche lato della strada. Molte volte i giovani dell’oratorio lo videro entrare nel cortile. E’ il cane di Don Bosco’ disse loro Giuseppe Bozzetti. Allora tutti si misero ad accarezzarlo e a seguirlo fino al refettorio, dove io stavo cenando con alcuni chierici e padri e con mia madre. Davanti a tanto inaspettata visita, rimasero tutti intimoriti. ‘Non abbiate paura, è il mio Grigio, lasciate che venga’, dissi io. Facendo un gran giro intorno al tavolo, venne accanto a me, facendomi festa. Anch’io lo accarezzai e gli offrii zuppa, pane e carne, ma lui rifiutò. Anzi: neppure annusò il cibo. Continuando allora a dare segnali di soddisfazione, appoggiò la testa sulle mia ginocchia, come se volesse parlarmi o darmi la buona notte. In seguito, con grande entusiasmo ed allegria, i bambini lo accompagnarono fuori.”

L’ultima volta che Don Bosco vide il Grigio
“L’ultima volta che vidi il Grigio fu nel 1866, quando andavo da Murialdo a Moncucco, a casa di Luigi Moglia, un mio amico. Il parroco di Buttigliera volle accompagnarmi per un tratto di strada, e ciò fece sì che la notte mi sorprese nel mezzo della strada. ‘Oh! Se avessi qui il mio Grigio, che buona cosa sarebbe!’, pensai. In quel momento il Grigio giunse correndo nella mia direzione, con grandi manifestazioni di allegria e mi accompagnò per il tratto di strada che ancora dovevo percorrere, circa tre chilometri. Giunto a casa dell’amico, conversai con tutta la famiglia e andammo a cenare, rimanendo il mio compagno a riposare in un angolo della sala. Terminato il pasto, l’amico disse: ‘Andiamo a dar da mangiare al tuo cane’. E prendendo un po’ di cibo, lo portò al cane, ma non riuscì a trovarlo, malgrado avesse guardato bene in tutti gli angoli della sala e della casa. Tutti rimanemmo stupiti perché nessuna porta, nessuna finestra era aperta, ed i cani della casa non avevano dato nessun allarme. Cercarono il Grigio nelle camere di sopra, ma nessuno lo trovò. Fu questa l’ultima notizia che ebbi del Grigio. So solo che questo animale fu per me una vera provvidenza nei molti pericoli in cui mi vidi coinvolto.”

Fu sempre accanto al Santo, anche dopo la sua nascita al Cielo
L’agenzia Info Salesiana di Roma riporta la testimonianza del signor Renato Celato, affidabile e discreto autista di 4 rettori salesiani, che racconta come il Grigio fosse il protettore di Don Bosco non solo quando fu in vita, ma anche dopo! Nell’intervista, alla domanda di cosa ricordasse del misterioso cane che vide accanto all’urna di Don Bosco, racconta dettagliatamente questo particolare episodio:
“Ho potuto vedere, toccare, accarezzare quel misterioso cane. Era il 5 o il 6 di maggio del 1959, dopo l’inaugurazione del grande tempio di Cinecittà. Eravamo di ritorno da Roma con l’urna di Don Bosco. L’urna era rimasta a Roma vari giorni. Era venuto ad onorarla anche Papa Giovanni XXIII. In contemporanea c’era a Roma anche l’urna con le spoglie di San Pio X. L’urna di Don Bosco rimase due giorni a San Pietro, intanto che si facevano le pratiche burocratiche per il viaggio di ritorno a Torino. Siamo partiti da Roma nel tardo pomeriggio. Cominciava a farsi buio. Dovevamo arrivare a La Spezia alle quattro del mattino, sennonché eravamo stanchi e don Giraudi ci consigliò di fermarci un paio d’ore a Livorno dai Salesiani.

Arrivammo a La Spezia verso le sette invece che alle quattro. Il confratello sacrista, signor Bodrato, aveva aperto le porte della chiesa alle quattro e mezzo e aveva visto questo cane accovacciato davanti alla porta che aspettava l’arrivo dell’urna. Quando siamo arrivati, abbiamo portato l’urna in chiesa e l’abbiamo appoggiata su un bancone dei falegnami, il cane ci ha seguiti e si è accoccolato sotto l’urna. Lì per lì nessuno ci ha badato. Poi quando incominciò ad arrivare la gente e iniziarono le Messe e le funzioni, il direttore si preoccupò e disse ai carabinieri: ‘Mandate via questa bestia che sta sotto l’urna!’. Ma non ci riuscirono. Il cane digrignava i denti e sembrava arrabbiato. Rimase là fino a mezzogiorno. A quell’ora chiusero la chiesa. Il cane uscì e cominciò a gironzolare tra i ragazzi in cortile. I ragazzi naturalmente erano felici di averlo in mezzo a loro: lo accarezzavano, gli tiravano la coda. Mi unii anch’io a loro. Andammo a pranzo. C’erano l’ispettore, tutti i direttori della Ispettoria, i novizi e i confratelli che erano riusciti ad entrare. La sala da pranzo era al piano superiore. Durante il pranzo vedemmo questo cane che tranquillamente spinse la porta con le zampe anteriori ed entrò. Cominciò a gironzolare tra le tavole. Gli offrirono pane, prosciutto, salame. Annusava in segno di gradimento, ma non toccò niente. Rimase lì per tutto il pranzo. Poco prima della preghiera finale, aprì di nuovo la porta da solo ed uscì.

Verso le quattordici, tornammo in chiesa per ripartire, perché il viaggio era ancora lungo. Il cane era di nuovo accovacciato sotto l’urna. Come aveva fatto a entrare? La chiesa aveva le porte sbarrate, com’è facile immaginare. Caricammo la pesantissima urna sul furgone e il cane era ancora lì in mezzo a noi. Ho lasciato in archivio una fotografia che documenta quel momento. Partimmo per Genova Sampierdarena, passando per il valico del Turchino. Non c’era l’autostrada allora. Don Giraudi, che era in macchina con me, mi diceva ogni tanto: “Sta attento, guarda un po’ se c’è il cane!” C’era. Sempre dietro il nostro furgone, anche in città. Lo vidi ancora fino al terzo tornante della salita. Poi scomparve.

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