I miracoli della Madonna del Rosario di Pompei

8 Maggio 2019
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Il culto della Madonna di Pompei è attribuito al Beato Bartolo Longo, un ragazzo pugliese dal temperamento esuberante che, dubbioso sulla religione, seguì idee atee e materialistiche e si fece coinvolgere nelle pratiche dello spiritismo. Grazie ad un gruppo di amici molto religiosi, riuscì ad abbandonare la sua condotta ritornando a ricevere i Sacramenti. Un giorno, fra i campi pompeiani, Bartolo udì la voce della Madonna che gli diceva: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”, accompagnata dal rintocco di una campana che suonava l’Angelus del mezzogiorno. Fu così che iniziò la sua opera di diffusione del Santo Rosario, ma dato che non ottenne grandi risultati, si recò a Napoli per acquistare un dipinto affinché la gente di Pompei potesse convertirsi più facilmente a questa preghiera. Il quadro che ricevette però non era in buone condizioni, così lo fece restaurare dando contemporaneamente inizio alla costruzione di una chiesa dove poterlo esporre: ciò fu possibile grazie alle cospicue donazioni della contessa Marianna De Fusco, sua futura sposa, che insieme a quelle dei fedeli, fecero diventare quella chiesa l’attuale Basilica Pontificia della Beata Vergine del Rosario di Pompei. Il dipinto fu esposto il 13 febbraio 1876 e fin da subito si verificò il primo miracolo: proprio in quel giorno infatti avvenne la totale guarigione di una ragazzina malata di epilessia.
Da allora migliaia di fedeli si recano ogni anno a Pompei davanti al dipinto della Madonna del Rosario a chiedere il Suo aiuto, soprattutto l’8 Maggio, anniversario della posa della prima pietra del Santuario, e il 7 ottobre giorno in cui si recita la celebre Supplica alla Madonna, scritta dal Beato Bartolo Longo come “Atto d’amore alla Vergine”:

O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i Cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie. Deh! Da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo Vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e Vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete con la clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli Vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al Vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostrateVi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono. AVE MARIA.

È vero, è vero che noi per primi, benché Vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel Sangue Divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col Sangue di un Uomo-Dio, Vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia! Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del Vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor Vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia. AVE MARIA.

Che Vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che Vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle Vostre mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del Vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il Vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il Vostro dominio si estende fino all’inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di satana, o Maria. Voi siete l’Onnipotente per grazia.Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della Vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli. Ah, no! Il Vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, Vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle Vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella Vostra mano, c’ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai Vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie. AVE MARIA.

Un’ultima grazia noi ora Vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore Vostro costante, e in modo speciale la Vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai Vostri piedi, non ci staccheremo dalle Vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti. Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della Vostra Corona, agli antichi trionfi del Vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! Aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del Vostro Santuario. Benedite infine tutti gli associati al Vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la devozione al Vostro Santo Rosario. O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non Ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome Vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in Cielo. Così sia. SALVE REGINA.

Riportiamo alcuni dei numerosi miracoli avvenuti per intercessione della Madonna del Rosario di Pompei:

Una fanciulla di otto anni, nativa di Molfetta, di nome Maria Petruni, dimora a Lecce nell’orfanotrofio per sordomuti gestito dalle Piccole Suore Salesiane. La cappella dell’Istituto è dedicata alla Vergine di Pompei. La bimba, sordomuta, ebbe d’improvviso un forte malore al ginocchio destro. I medici constatarono una delle più terribili manifestazioni della scrofola (adenite tubercolare), il tumore bianco. Fu operata ma senza esito, anzi perdette interamente l’uso dell’articolazione. I medici discussero sull’opportunità di amputare la stessa gamba. Una suora anch’essa sordomuta preferì persuadere col suo linguaggio la fanciulla a rivolgersi con la preghiera alla Vergine prodigiosa di Pompei. La bimba osservò che già lo faceva, ma lamentava: «Questa Madonna ha la testa dura: non mi vuol fare la grazia».
Era il 24 maggio 1889; suonavano le due pomeridiane e la fanciulla sedeva triste con le grucce accanto e guardava le compagne che giocavano allegre. La suora sordomuta le viene accanto e, spinta da una grande fede, prende le grucce, le lancia in aria e dice alla piccola Maria: «Cammina, la Vergine di Pompei ti farà camminare». La bimba sente subito una nuova forza scorrere per le membra; snoda le gambe; si muove, corre. È totalmente guarita! A conferma ascende con sveltezza una lunga scalinata. Tutto il male è scomparso. Esplode di gioia e con Maria tutta la comunità esulta.

Angela Massafra, di 24 anni, residente a Manduria, in provincia di Taranto, già da tre anni era a letto. Colpita da paralisi e piaghe varie era giunta al grado di consunzione di tutte le sue forze. I medici l’avevano data per spacciata: secondo il loro parere ormai era inguaribile. La stessa inferma si preparava alla morte e aveva ricevuto l’Estrema Unzione. Però non aveva mai lasciato la devozione del Rosario della Madonna di Pompei. Ora avvenne che la sera del 29 giugno 1888 vide una signora con veste bianchissima entrare nella sua stanza e presentarsi come la Vergine del Rosario di Pompei. Con ineffabile bontà si tolse il velo dal capo e con esso asciugò l’inferma, la quale, presa da santo timore, non seppe balbettare parola. La Vergine poi disparve. Il mattino seguente, primo dei Quindici Sabati del Rosario, Angela scopre di essere perfettamente guarita: muove le gambe da tre anni rattrappite, con stupore di tutti cammina, si veste da sola, è ritornata alla vita. Il medico curante, dottor Massari, dopo qualche ora la vede ed esclama stupefatto: «Miracolo! Miracolo!» Il fatto prodigioso è subito divulgato in tutta Manduria fra il plauso della gente e poi pubblicato nel periodico Rosario e la Nuova Pompei (settembre 1889), con l’attestato del medico curante e quello del parroco della cittadina.

Suor Maddalena appartiene alle Suore del Buon Pastore di Posillipo. Nell’aprile del 1890 è colpita da grave morbo alle gambe, tanto che solo dopo due giorni non cammina più: non può stare né in piedi, né a letto. I medici sospettano una paralisi; poi specificano meglio il male: «una sclerosi al midollo spinale», che può portare alla tomba. L’inferma racconta: «Ho fatto ricorso a molti santi, senza esito. Dietro suggerimento di Madre Vicaria, ricorsi alla Vergine di Pompei. Incominciò i quindici sabati del Rosario. Rinnovò le tre novene alla Vergine e sperò molto … La sera del 24 luglio, per farmi respirare un po’ d’aria, mi trascinano sulla terrazza, dove Madre Vicaria mi dice parole di conforto e, fra l’altro, mi ripete: “La Madonna di Pompei ti farà di certo la grazia”. Quella notte dormo serena. Appena svegliata sento una forza nuova in me. Scendo da sola di letto e mi vesto. Ero istantaneamente guarita! Esco di cella, e fuori di me per l’allegrezza, mi metto a correre per il corridoio e grido: “La Madonna di Pompei mi ha fatto la grazia. Sono sana per Miracolo!”».

E’ un medico che attesta il prodigio della propria guarigione, dottor Vincenzo Mangia di Policastro. «La malattia da me sofferta cominciò a suppurare nella parte anteriore del collo, per cui mi sottoposi a dolorosa operazione… Ero in via di miglioramento, quando fui colto da pleurite essudativa. Vari professori consultati confermarono unanimi la “pleurite tubercolare”. Il male si propagò ben presto ai polmoni e dette luogo a febbre, emottisi, piaghe da decubito, dimagramento estremo: tutto faceva pronosticare prossima la fine. Il mio compagno di studi, dottor Gregorio Falconi, disse pubblicamente agli amici; “Tutte le risorse della scienza sono esaurite: la morte è certa”. Giunse il 12 gennaio 1890: l’agonia avanzava a passi da gigante. Mia sorella Marianna leggeva nel periodico del Santuario di Pompei le grazie fatte dalla Vergine. Io baciavo di tratto in tratto le rose benedette nel Santuario medesimo. Improvvisamente cessarono tutte le mie sofferenze: la febbre, la tosse, l’espurgo, tutto era cessato in un baleno. Tutti gridarono al miracolo: la guarigione da una malattia, dichiarata incurabile, era stata piena e istantanea. La ragione umana non la poteva certo spingere a tanto».

Suor Silva Manzella racconta il suo prodigio: «Il 3 Gennaio del 1906 fui colta da febbre accompagnata da sudori, tosse, dolori alle spalle e al petto, e che dava a presagire qualcosa di grave, specie per una costituzione così gracile come la mia. Si volle fare analizzare lo sputo, e dall’analisi risultò che vi erano molti bacilli di Koch. Intanto la malattia faceva il suo corso, le consorelle mi esortavano a pregare la Vergine di Pompei per ottenere la guarigione. Incominciai allora i Quindici Sabati della SS. Vergine di Pompei: le mie allieve pregavano anch’esse con fede vivissima e grande fervore. Si domandava una grazia straordinaria, un vero prodigio; ma ha forse limiti la misericordiosa potenza di Maria? In questo tempo la febbre andava cessando, la tosse diminuiva a poco a poco, l’espettorazione spariva del tutto. Al termine dei Quindici Sabati si mandò nuovamente l’espettorato al gabinetto chimico e il risultato fu migliore, perché vi si trovarono rarissimi bacilli. Si ricominciarono i Quindici Sabati, compiuti i quali, la mia buona Superiora volle che fosse ancora per una terza volta analizzato lo sputo. Ed oh, consolante stupore! Il certificato questa volta fu completamente negativo. Per maggior sicurezza si richiese anche l’esame al gabinetto dell’Ospedale; si ebbe lo stesso responso del tutto negativo. La prima domenica di Ottobre, festa del Santissimo Rosario, completamente risanata, potei riunirmi alle consorelle e alle alunne per ringraziare, nella cappella, la benedetta Vergine del Rosario di Pompei. Ed ora non soffro più di nulla: ho superato un inverno rigidissimo in perfetta salute e così rifatta da recare stupore a chi mi vede. Ne siano rese fervide, infinite grazie alla gloriosa Madre delle Misericordie e Regina delle Vittorie! Palermo, 23 Gennaio 1909 Suor Silvia Manzella Serva dei poveri».

Suor Maria Caterina Prunetti narra della sua guarigione: «A maggior gloria di Dio e della celeste Regina Le invio la narrazione della portentosa guarigione ottenuta, accludendo l’attestato medico dal quale rileverà la grave malattia di cui ero affetta. Perduta ogni speranza di guarigione, abbandonata dai medici e rassegnata alla Divina Volontà, nella giovane età di ventotto anni, avevo già fatto il sacrificio della vita. Nondimeno incominciai i Quindici Sabati alla SS. Vergine del Rosario di Pompei. Il 6 agosto mi sentii spinta con maggiore fede a rivolgermi alla potente Regina: – “Cara mamma, le dissi, S. Stanislao in occasione della gloriosa vostra Assunzione vi supplicò di venire in Paradiso a celebrare questa solennità, e fu da Voi esaudito; io non ardisco per la mia indegnità chiedervi tanto, ma, se è conforme alla Vostra Santa Volontà e a quella di Gesù, vi chiedo la grazia della salute per poter servire alla Comunità Religiosa della quale fo parte”. In quello steso momento, io non so esprimere ciò che passò in me. Una voce celeste parlò al mio povero cuore e sentii dirmi: “Ti voglio guarire! Tu poi corrispondi alla grazia!” Il miracolo era già avvenuto! I miei occhi versavano lagrime di gioia … In quello stesso giorno, potei assistere alle Ore Canoniche e prender parte alla mensa comune; dopo pochi giorni ripresi gli esercizi comuni, lasciati da ben cinque anni. In una parola, grazie alla celeste Benefattrice sono completamente guarita. Tutte le mie consorelle non cessano di applaudire al miracolo. A me altro non resta se non di corrispondere alla grazia ricevuta.

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