I peccati contro lo Spirito Santo

11 Maggio 2019
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A chiunque parlerà male del Figlio dell’Uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro” (Matteo 12,32). Ciò significa che difficilmente se ne otterrà il perdono non perché la potenza di Dio sia limitata o perché la Chiesa non abbia potere di rimetterla, ma per la chiusura all’azione della grazia, il rifiuto cioè a qualunque influsso della grazia con conseguente disprezzo e rifiuto di tutti gli aiuti offerti da Dio per la salvezza.
Peccare contro lo Spirito Santo significa rifiutare volontariamente fino alla fine l’opera della salvezza di Dio nella crocifissione del Suo unico Figlio Gesù. Analizziamo i sei peccati contro lo Spirito Santo che sono: la disperazione della salvezza, la presunzione di salvarsi senza merito, l’impugnazione della Verità conosciuta, l’invidia della grazia altrui, l’ostinazione nei peccati e l’impenitenza finale.

LA DISPERAZIONE DELLA SALVEZZA

“Gesù non mi può salvare”, questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo: Gesù è il nostro Salvatore, è venuto al mondo per salvarci dalla morte versando il Suo preziosissimo Sangue sulla Croce. Dire quindi che non ci sia possibilità di salvezza costituisce un grave affronto alla Misericordia di Dio, il quale non vuole che nessuno dei Suoi figli si perda, (1 Timoteo 2,4) ed offre a tutti i mezzi necessari per raggiungere la Salvezza eterna. Non riceve il Suo perdono, solamente colui che non si pente dei peccati commessi e non si accosta a Dio Padre con piena fiducia ed abbandono nel sacramento della Confessione, ma al contrario, dispera al pensiero che il Signore non lo possa perdonare.
San Francesco di Sales ha sperimentato questa terribile tentazione, ma ne è uscito vincente grazie ad un abbandono eroico di cuore verso Dio. Credendo di essere un dannato, invocò Dio dicendo: “Io, miserabile, sarò dunque privato della grazia di Dio? O Amore, o Carità, o Dolcezza, non godrò più di queste delizie? O Vergine, bella tra le figlie di Gerusalemme, non Vi vedrò nel Regno del Vostro Figlio? E il mio Gesù non è morto anche per me? Signore, che almeno Vi ami in questa vita se non posso amarVi in quella eterna. Qualunque cosa abbiate deciso, o Signore, nell’eterno decreto della Vostra predestinazione, io Vi amerò, Signore, almeno in questa vita, se non mi è concesso di amarVi nella vita eterna”. E recitando la Salve Regina, la tentazione svanì completamente.

LA PRESUNZIONE DI SALVARSI SENZA MERITO

E’ il pensare di potersi salvare senza fare niente per meritarlo, (magari per il semplice fatto di ritenersi cristiani ma non praticanti), con la convinzione di ricevere il Premio eterno senza il bisogno di seguire la Legge di Dio, di accostarsi ai Sacramenti, di chiedere perdono; si pone fiducia solo in se stessi, pensando di farcela unicamente con le proprie forze senza dover necessariamente ricorrere a Dio, diventando così dei superbi, arroganti ed orgogliosi che rifiutano l’Amore del Signore, credendo di poter fare a meno di Lui. Prendiamo come esempio la parabola del ricco epulone, in cui il ricco, che conduceva una vita dissoluta piena di vizi, senza amore verso il prossimo ma solo per se stesso, quando morì finì tra i tormenti dell‘inferno perchè non c’era Dio nella sua vita.

IMPUGNARE LA VERITA’ CONOSCIUTA

Consiste nella volontà di negare la Verità di fede già conosciuta. La Verità è Dio ed impugnare la Verità significa contestare Dio e la Sua Parola, perché è scomoda. Impugnare gli insegnamenti del Vangelo significa contestarli perché non sono in linea con i nostri modi di agire. Chi fa ciò, si mette al posto di Dio e cade nel peccato grave di superbia, che fece precipitare lucifero all’inferno.

INVIDIA DELLA GRAZIA ALTRUI

Significa nutrire un profondo risentimento verso coloro che hanno ricevuto da Dio delle grazie che non si hanno. Si tratta di un peccato grave contro lo Spirito Santo che è il datore dei doni. Chi invidia un fratello per i doni che ha, accusa Dio di essere ingiusto. Egli distribuisce doni e grazie a chi vuole, quando vuole e nella misura che vuole per i Suoi imperscrutabili disegni. Noi dobbiamo solo gioire di questa infinita bontà del Signore ed esultare per i nostri fratelli che ricevono le Sue grazie; l’invidia è un sentimento che deriva dal demonio e danneggia sempre il prossimo: ricordiamoci che Caino uccise suo fratello Abele per invidia verso di lui!

OSTINAZIONE NEI PECCATI

Una persona è ostinata nel peccato quando insiste tenacemente nel compierlo. Uno dei requisiti per ricevere perdono dal Signore nel Sacramento della Confessione è il proposito di non compiere più i peccati confessati. Chi si ostina nel compiere il male si allea inevitabilmente con il demonio. Lucifero ed i suoi angeli ribelli erano così ostinati che nemmeno il grido di San Michele Arcangelo “Chi come Dio?” li fece desistere, e per questo furono condannati all’inferno per l’eternità.

IMPENITENZA FINALE

Finché c’è vita, c’è speranza di salvare la propria anima. Colui che ci ha creato non ci può salvare senza il nostro consenso. Morire senza essersi pentiti dei propri peccati è un imperdonabile peccato contro lo Spirito Santo, contro Colui che procede dal Padre e dal Figlio, che comunica e dona a tutte le creature l’Amore del Padre ed i meriti del Sangue prezioso del Figlio, per convincere tutti a chiedere perdono di cuore dei loro peccati. Non si pente colui che volontariamente non dà ascolto al richiamo d’Amore di Dio, perché nella sua vita non Lo ha cercato, e fino alla fine, non ha voluto accostarsi alla Sua infinita Misericordia.

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