L’Amore Divino per Sant’Alfonso Maria de Liguori

1 Agosto 2019
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“Ah quanto ti costò l’avermi amato!” Un verso che almeno una volta nella vita grandi e piccini hanno cantato nel periodo natalizio, un verso che per sant’Alfonso Maria de Liguori è come se fosse un grido, il grido della sua anima commossa di fronte all’ultimo ed estremo sacrificio di Gesù come atto di Amore. Fu infatti l’immenso Amore Divino che lo ispirò a scrivere e comporre uno degli inni più celebri della famosa Pastorale “Tu scendi dalle stelle”. Semplici ed intense parole che raccontano la storia della nascita di Gesù Bambino, il Figlio di Dio, venuto al mondo per prendere su di Sé tutte le nostre colpe e per morire in Croce per noi, per la nostra salvezza e donarci la Vita Eterna. Ogni giorno quindi, e non soltanto a Natale, dovremmo tener presente quanto il Signore ha fatto per noi peccatori!

Originariamente il titolo era “Quanno nascette Ninno” e per l’epoca (era dicembre del 1754) fu una grande novità: il primo testo di un canto religioso, scritto in lingua partenopea! Solo successivamente venne tradotta in italiano dallo stesso Santo col titolo “Per la nascita di Gesù”.

Si racconta che Sant’Alfonso, ospite di un sacerdote di Nola, don Michele Zamparelli, volle comporre un nuovo inno natalizio proprio poche ore prima della Santa Messa di Natale. Don Michele fu il primo in assoluto ad ascoltare il nuovo canto, detto anche Pastorale, ed emozionato chiese subito di poterlo copiare, ma il Santo gli disse che gliene avrebbe data una copia solo dopo averlo fatto stampare, e si allontanò per andare a celebrare la Santa Messa lasciando i fogli del componimento in vista. Il sacerdote colse così l’occasione, copiò la Pastorale, mise i preziosi foglietti in tasca e andò finalmente a concelebrare. Qui accadde un episodio divertente, perché fu proprio nel momento di cantare quel canto da lui composto poco prima che gli mancarono le parole. Ma si sa, i Santi conoscono tutto e allora mandò un chierichetto a chiedere a don Michele “quei fogli che stavano nel suo taschino”e così si poté cantare la sua nuova Pastorale, quella che noi oggi cantiamo come “Tu scendi dalle stelle”.

Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo,
e vieni in una grotta al freddo e al gelo.
O Bambino mio divino, io ti vedo qui tremar;
o Dio beato! E quanto Ti costò l’avermi amato!
A Te, che sei del mondo il Creatore,
mancano panni e foco, o mio Signore.
Caro eletto pargoletto, quanto questa povertà
più m’innamora, giacché Ti fece amor povero ancora.
Tu lasci il bel gioir del divin seno,
per venire a penar su questo fieno.
Dolce amore del mio core, dove amore Ti trasportò?
O Gesù mio, perché tanto patir? Per amor mio!
Ma se fu Tuo voler il Tuo patire,
perché vuoi pianger poi, perché vagire?
Mio Gesù, t’intendo sì! Ah, mio Signore!
Tu piangi non per duol, ma per amore.
Tu piangi per vederti da me ingrato
dopo sì grande amor, sì poco amato!
O diletto – del mio petto,
se già un tempo fu così, or Te sol bramo.
Caro non pianger più, ch’io T’amo e T’amo.
Tu dormi, Ninno mio, ma intanto il core
non dorme, no ma veglia a tutte l’ore
Deh, mio bello e puro Agnello
a che pensi? dimmi Tu. O amore immenso,
un dì morir per Te, rispondi, io penso.
Dunque a morire per me, Tu pensi, o Dio
ed altro, fuor di Te, amar poss’io?
O Maria, speranza mia,
s’io poc’amo il Tuo Gesù, non Ti sdegnare
amalo Tu per me, s’io nol so amare!

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