L’inestimabile valore delle reliquie

3 Maggio 2019
3 minuti di lettura

Dal latino Reliquia neut. plur. di Reliquus: resto, residuo. Deriva da Relinquere: lasciare, composto di Re-dietro e Liquus da Linq-uere lasciare.
Reliquia quindi ha il significato di “ciò che resta” riferito al corpo umano o parte di esso e in ambiente religioso riferito anche a quegli oggetti o vesti ad esempio che sono stati a contatto con persone riconosciute come santi o martiri.

I primi riferimenti cristiani alle reliquie si trovano nel Nuovo Testamento: nel Vangelo secondo Marco si può notare la cura rivolta ai resti di Giovanni Battista martire [6,29] e negli Atti degli Apostoli si osserva quella del martirio di Stefano [8,2]. Ai tempi del martirio di San Policarpo [†155] anche i cristiani di Smirne dedicano grande cura e attenzione alle sue spoglie mortali: “Abbiamo raccolto allora le sue ossa, come se fossero oro e perle preziose, e abbiamo dato loro sepoltura. In seguito, abbiamo fatto gioiosamente la nostra riunione, come ha comandato il Signore, per celebrare il giorno del compleanno del suo martire”.

Ma al di là del significato etimologico, dell’aspetto storico e teologico…. la reliquia di un santo o beato per un credente è una memoria fisica, è la sua viva testimonianza, una sorta di continuità con le loro virtù eroiche e con il loro potere taumaturgico ed è anche come avere vicino l’amico di cui potersi fidare affinché interceda per noi presso Dio Misericordioso.
Ricorda San Girolamo nell’Epistola 109 che l’onore tributato ai resti dei martiri ha per fine l’adorazione dovuta a Dio.

Il significato della reliquia inoltre racchiude anche una preziosità che va vista sia in senso spirituale sia materiale. Degno di nota e di notevole importanza è infatti la notorietà delle reliquie di alcuni santi dovuta ai miracoli attribuiti alla loro intercessione: tale è il caso, per citarne alcuni, delle guarigioni operate da S. Antonio, delle liberazioni di Padre Matteo D’Agnone, del taumaturgo S. Rocco o di San Vincenzo Ferrer di cui si diceva già quando era ancora in vita, “era un miracolo quando non faceva miracoli“.

Anche i miracoli di Santa Chiara avvennero in buona parte presso il suo sepolcro, si racconta ad esempio che un padre portò suo figlio nel luogo dove giacevano le preziose spoglie della vergine. Questi giacque un poco davanti alla tomba e fu guarito. Fu così anche per Giacobello da Spoleto a cui la Santa fa comprendere che recarsi presso la sua tomba è come andare da lei: “Giacobello, perché non vieni da me ad Assisi ed io ti libererò?”. Da altri gli viene confermato: “il suo sepolcro dicono sia onorato dalla mano del Signore con guarigioni da malattie e molti altri miracoli”. Quando egli infine, dopo alcuni ostacoli tocca umilmente la tomba e cade in un sonno leggero, Santa Chiara gli dice: “Alzati e sii liberato!”.

Gli antichi cristiani affermavano che la devozione dei santi martiri e delle loro reliquie sono la manifestazione di venerazione verso Gesù stesso. Il culto delle reliquie risale ai tempi dei primi cristiani e la croce di Gesù è proprio una delle prime reliquie. Per intercessione dei nostri Santi ci rivolgiamo al nostro Dio, “per questo motivo”, spiega l’officiale della Congregazione delle Cause dei Santi, “anche l’esposizione delle spoglie mortali del santo per la forza persuasiva e sanante che, nella fede, connota la vista ed il tatto, nei secoli ha aiutato i fedeli a meditare sulle molteplici espressioni della grazia di Dio, Datore di ogni dono, premuroso anche nel concedere al Suo gregge esempi mirabili e intercessori potenti».

Fonti:
Mario L. Grignani
assisisantachiara.it
Stefano Campanella
sorellepoveredisantachiara.it

Comments

Avatar
Riccardo

Il valore delle reliquie è proporzionale alla Fede del momento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *