Lo straordinario miracolo di San Charbel, il Padre Pio del Libano

24 Luglio 2019
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San Charbel è un grande santo taumaturgo libanese, un monaco semplice che scelse di vivere la sua vita da eremita preferendo la pienezza di Dio alle ricchezze mondane. Youssef Makhluf nacque l’8 maggio 1828 in un villaggio del Libano, a tre anni rimase orfano di padre e fu cresciuto dalla madre e dallo zio paterno. Era un giovane propenso alla contemplazione ed al raccoglimento e quando portava al pascolo gli animali si ritirava in preghiera in una vicina grotta che oggi è chiamata “la grotta del santo”. Si narra che alla sua mucca dicesse: “Aspetta che finisca di pregare, perché non posso parlare con te e con Dio allo stesso tempo. Lui ha la precedenza!”.
All’età di 23 anni entrò come novizio nel monastero dell’Ordine Maronita Libanese ad Annaya e cambiò il suo nome in quello di Charbel che significa storia di Dio. Dopo 15 anni di sacerdozio, dietro sua richiesta, si ritirò in un vicino eremo dove mise in pratica che l’avere non è niente e che l’essere è tutto conducendo una vita nel silenzio, nel lavoro, nella preghiera di adorazione e nelle più dure mortificazioni.
Viveva di Dio e per Dio diventando così un tramite tra cielo e terra. San Charbel pregava in particolare per gli ammalati, per le anime del purgatorio e per la conversione dei peccatori; chiedeva suffragi per loro affermando: “Se l’uomo facesse abitualmente il segno della croce e invocasse più spesso la Madonna, diminuirebbero le sue tentazioni, perché il segno della croce è un mezzo per scacciare il diavolo e il nome della Madre di Dio lo sottomette e lo respinge nell’abisso!”.
Il 16 dicembre 1898 durante la celebrazione della Santa Messa, al momento della recita della preghiera eucaristica, ebbe un malore e venne trasportato nella sua cella dove per otto giorni non fece che ripetere: “Padre di verità, osserva il Tuo figlio che Ti rende sacrificio di espiazione. Accetta l’offerta: Egli morì per me così che io potessi avere la vita. Guarda la mia offerta! Accettala.” fino a che la notte della vigilia di Natale l’anima di Charbel prese il volo.
Pochi mesi dopo la sua sepoltura venne vista una strana luce sprigionarsi dalla sua tomba e le sue spoglie trasudavano sudore e sangue… Iniziò così ad affluire presso il monastero una moltitudine di pellegrini per richiedere la sua intercessione. Un suo confratello ha dichiarato: “Tutto quello che si legge nelle biografie dei santi è inferiore a ciò che, con i miei occhi, ho visto compiere da padre Charbel”.

Numerosi sono i miracoli attribuiti a questo grande santo maronita, tra quelli più recenti ed eclatanti vi è quello del 22 gennaio 1993, giorno in cui San Charbel ha praticato un intervento chirurgico alla carotide di una donna libanese, Nohad El-Chami (di cui riportiamo la testimonianza) e le cui cicatrici sul collo ancora oggi sanguinano ogni 22 del mese.

La guarigione miracolosa di Nohad El-Chami
“Sono Nohad, moglie di Semaan El-Chami del villaggio di Mzerib-Jbail (Byblos). Ho 55 anni e sono la madre di 12 figli: 7 maschi e 5 femmine. La notte del 9 gennaio 1993 fui colpita da paralisi alla mano, alla gamba destra e alla lingua. Mi ricoverarono all’ospedale di Notre Dame Maritime a Jbail. Fui visitata dal dottor Joseph El-Chami, specialista in malattie cardiovascolari e nervose. Fui sottoposta a cure intensive prima di iniziare il trattamento con il dottor Antoine Nachanakian e il dottor Majid El-Chami, medico di famiglia.
L’esame radiologico e gli accertamenti medici rivelarono che soffrivo di arteriosclerosi dei vasi del collo: il lato sinistro risultava colpito all’ 80% e il lato destro al 70%, fatto che mi causò un’emiplegia. Il medico mi disse che era una malattia incurabile. Mi consigliarono di tornare a casa, perché tre mesi dopo sarei dovuta entrare all’Ospedale Hôtel Dieu per un nuovo esame radiologico. I medici mi avevano già informato che era necessario un intervento di angioplastica per dilatare le arterie ostruite.

Il mio figlio primogenito Saad si recò in visita al convento San Marone di Annaya. Mi portò l’olio e un po’ di terra della tomba di San Charbel. Quando mia figlia mi frizionò le parti malate, sentii un formicolio alla mano e alla gamba. Nove giorni dopo lasciai l’ospedale, ma dovevo rimanere in casa, a letto. I miei figli mi davano da mangiare e da bere con una cannuccia. Rimasi tre giorni in questo stato. Un giorno, mentre dormivo, sognai che salivo le scale dell’eremo di Annaya, partecipavo alla Messa con i monaci e San Charbel mi dava la Comunione. Il 22 gennaio 1993, nella notte tra il giovedì e il venerdì, sentii un dolore alla testa e alla parte destra del corpo. Allora pregai la Madonna e San Charbel. Dissi: “Che cos’ho fatto? Perché sono rimasta paralizzata? Ho cresciuto dodici figli nella preghiera e con perseveranza. Non voglio imporVi la mia volontà, ma se volete guarirmi, fatelo, altrimenti lasciatemi morire. Fate come volete, accetto tutto!”. Mio marito e i miei figli uscirono per lasciarmi dormire e riposare. Alle 23:00, mentre dormivo, sognai un raggio di luce che entrava nella camera. Vidi anche due monaci che si dirigevano verso il mio letto. Uno di loro mi si avvicinò e mi toccò il collo. “Sono venuto ad operarti”, disse. Lo guardai, ma non riuscivo a vedere il suo volto per la luce intensa che emanava dai suoi occhi e dal suo corpo. Con tono preoccupato gli risposi: “Padre, perché vuole operarmi? Non mi è stato raccomandato alcun intervento”. “Sì, un intervento è necessario. Sono Padre Charbel e ti opererò io stesso”. Allora mi girai verso la statua della Madonna che era lì vicino: “Oh Vergine, intercedi per me! Come fanno questi monaci a operarmi e a suturare le ferite senza anestesia?”.
Allora vidi davanti a me la Madonna con i monaci. In quel momento sentii un dolore terribile sotto le dita di San Charbel che mi premevano il collo. Alla fine dell’operazione chirurgica, l’altro monaco mi si avvicinò per aiutarmi a sedere. Prese un cuscino e me lo sistemò dietro la schiena. Quindi prese il bicchiere d’acqua che era presso di me, tolse la cannuccia, mi appoggiò una mano dietro la testa e mi disse: “Bevi”. Gli risposi: “Padre, non posso bere senza la cannuccia”. “Ti abbiamo operato. Ora devi bere, poi devi camminare”, replicò.

Più tardi, al risveglio, mi ritrovai seduta nella posizione in cui mi aveva messo il monaco. Mi accorsi anche che potevo bere normalmente. Vidi la statua della Madonna al suo posto sul tavolo, come al solito, e sentii un dolore acuto alla gola. Senza rendermene conto mi toccai il collo per vedere cos’era successo. Notai allora che la mano paralizzata si muoveva normalmente e anche la gamba. Appena me ne resi conto, mi alzai e mi inginocchiai davanti all’immagine di San Charbel e della Madonna per ringraziarli. Subito dopo entrai in bagno e mi guardai allo specchio. Vidi due ferite sul collo, una a destra e l’altra a sinistra, di 12 cm circa ciascuna. Erano già le due del mattino. Mi precipitai nella camera accanto, dove dormiva il mio sposo. Svegliai mio marito Semaan, che sussultando gridò: “Perché ti sei alzata da sola? Rischi di cadere a terra!”. Alzai la mano e gli risposi : “Non preoccuparti, mi ha operato San Charbel e posso camminare”. La mattina mio figlio e mio marito mi accompagnarono all’eremo dei Santi Pietro e Paolo per esprimere la mia riconoscenza a San Charbel. Al ritorno, i vicini e i parenti che venivano a trovarmi regolarmente, rimasero sconcertati per la notizia che si era diffusa ovunque. Ricevemmo inoltre molti visitatori provenienti da diverse regioni libanesi e dall’estero e la nostra casa si riempì di gente.

Una settimana dopo la mia guarigione, Padre Abdou Yaacoub, parroco di Halat, e il dottor Majid El-Chami mi consigliarono di trascorrere qualche giorno a casa di mio figlio per riposarmi. Ma quella notte San Charbel mi apparve e mi disse: “Non fuggire dalla gente e non mancare di fede. Ti ho ferito con la potenza di Dio, affinché gli altri ti vedano, perché molti di loro si sono allontanati dalla preghiera e dalla Chiesa; non rispettano più i Santi. Tu non puoi fare niente per loro! Dì a chi ha bisogno di me che io sono sempre presente all’eremo. Ti chiedo di visitare l’eremo il 22 di ogni mese e di partecipare alla Messa per tutta la vita”.
Il giorno dopo, al risveglio, vidi alcuni punti di sutura sulle ferite cicatrizzate. Tre fili sul lato destro e due sul lato sinistro. Da allora non ho mai smesso di partecipare ogni giovedì, giorno del miracolo, alla processione di San Charbel qui da me ad Halat.
Il 15 agosto 1993, mentre ero in campagna, vidi in sogno San Charbel. “Nohad, recita il rosario a casa tua, ogni primo sabato del mese”, mi disse. L’indomani mi alzai, come al solito, e dopo aver bruciato un po’ di incenso davanti all’altare e acceso una candela, iniziai a pregare. Guardando, vidi che dall’immagine di San Charbel colava olio (da allora non ha più smesso).
Il 6 novembre, mentre per la prima volta partecipavo alla processione della Madonna con diversi fedeli, dall’immagine di San Marone iniziò a colare olio (da allora non ha più smesso).
Il 2 settembre vidi Santa Rita in un sogno in cui pregavo davanti al santuario della Madonna in campagna. Mettendomi una mano sulla spalla, mi baciò sulla fronte e mi disse: “Mi rallegro, perché hai molta fede”. Stavo per raccontarle ciò che era accaduto, ma mi prevenne dicendo : “Lo so. San Charbel ti ha operato. Il secondo monaco, quello che ti ha dato da bere, è San Marone”.

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