Tre giornate speciali per Teresa

2 Luglio 2019
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Fin da piccola, la mistica tedesca Teresa Neumann, nutre una profonda devozione per Santa Teresina di Lisieux, da quando il padre, militare tedesco, le porta dalla Francia l’immaginetta che la raffigura come una giovane carmelitana, non ancora ben conosciuta in Baviera. Da quel giorno inizia a pregarla con tanto amore, ricevendo più di una volta il suo aiuto. La vita di Teresa è piena di sofferenza, ma il Signore le manifesta la Sua Misericordia, compiendo in lei i Suoi prodigi, per intercessione di Santa Teresa di Gesù Bambino.

Teresa nasce l’8 Aprile del 1898 a Konnersreuth, un paesino della Baviera settentrionale in un modesto ambiente familiare, educata ai valori cristiani. A soli vent’anni si trova coinvolta nello spegnimento di un incendio in una fattoria; i numerosi sforzi compiuti nel trasportare i pesanti secchi d’acqua le provocano un danneggiamento alla seconda e alla terza vertebra lombare con compressione del midollo, rendendola paralizzata in breve tempo.

Un giorno, una brusca caduta dalla sedia le fa sbattere violentemente la testa, lasciandola incosciente per giorni e causandole una lesione al nervo ottico che le porta via la vista. Dopo 4 anni, il 29 Aprile 1923, giorno della beatificazione dell’allora venerabile Teresina di Lisieux, riacquista miracolosamente la vista. Il giorno seguente, il suo medico, il dottor Seidl, visitandola, non trova alcuna spiegazione umana del fatto. Ciò non stupisce nessuno della famiglia, poiché la sua guarigione viene subito attribuita ad un vero e proprio miracolo del Signore, per intercessione della Piccola Teresa di Gesù Bambino. Fu lo stesso dottor Seidl che l’anno precedente attestò la cecità di Teresa, dichiarando che ormai non ci sarebbe stata alcuna speranza di guarigione, se non con un miracolo del Cielo.

I medici vedono nell’avvenire tanto poco quanto noi”, scrive Teresa ad un’amica, testimoniando l’accaduto. “Questo è riservato solo a Dio, per il nostro meglio, e noi dobbiamo abbandonarci con gioia alla Provvidenza Divina. Che il buon Dio faccia di me quello che vuole. Se mi farà guarire, sarò contenta, se mi farà soffrire per altri cinquant’anni alle gambe, fa lo stesso. Se mi vuol togliere di nuovo la vista è affar Suo; se mi facesse morire sarebbe la mia più gran gioia

I due anni seguenti sono pieni di sofferenza, ma Teresa accetta con amore le pene che la tormentano: in un’altra lettera scrive ad una sua amica, compagna di scuola:

Cara sorella, non va troppo male, anche se le sofferenze occupano gran parte del mio tempo. Questa ormai è la mia professione. Non mi è stato concesso di operare nelle missioni all’estero, conquistando anime al mio diletto Salvatore, ma posso farlo qui, a casa mia. Fa lo stesso, vero, il posto dove si opera; siamo dovunque a casa nostra finché non giungeremo alla nostra vera dimora verso la quale aneliamo con nostalgia”.

Il 17 Maggio 1925, mentre la carmelitana di Lisieux viene dichiarata Santa da Papa Pio XI a Roma, Teresa riceve un’ altra grande grazia dal Signore: all’improvviso si alza dal letto e miracolosamente riprende a camminare. Ancora una volta Teresa descrive in una lettera ad un’ amica suora la grande esperienza della guarigione:

Cara amica, voglio raccontare anche a te la grande, immeritata grazia che mi è stata concessa il 17 maggio. Pensa, cara amica, che ora posso sedere e camminare. Non so lontanamente descriverti come mi sento: tutto il mondo mi sembra nuovo… Sai, non sono mica guarita del tutto; anche la voce mi aveva detto che avrei sofferto ancora molto, ma questo mi rallegra perché senza dolori e patimenti non so più immaginare la vita. Ma i dolori più grandi, quelli alla spina dorsale, sono scomparsi completamente. Il punto leso sta bene, le vertebre sono tutte a posto, grazie a Dio. Ti voglio raccontare brevemente come è successo.

Il 17 maggio, giorno della canonizzazione della piccola santa Teresa, stavo nel pomeriggio sola soletta nella mia stanza, immersa nella devozione del mese di Maggio. Recitavo appunto il rosario quando d’improvviso si fece una gran luce davanti a me. Non posso descriverti quel chiarore. Al primo momento mi spaventai, tanto che gettai due forti grida che furono udite persino dai miei cari, da basso. Ma quando vennero su, non li vidi né li udii. Però non avevo più il crampo. I miei cari s’accorsero subito che avevo un altro aspetto. Vennero le sorelle Arzberg e mia sorella Anna, e poi andarono a chiamare il signor parroco. Egli racconta che, appena entrato dalla porta, comprese in quale stato mi trovassi: non somigliavo più a me, né sapevo chi fosse presente. Ma ciò che accadeva dentro di me lo ricordo come fosse ora. Quando vidi la luce, sentii una voce dolcissima che incominciò a chiacchierare. Mi chiese se volessi guarire. Risposi che per me andava bene tutto: vivere o morire, essere sana o malata. Tutto ciò che vuole il Signore va bene per me, tanto Lui sa ciò che è per il meglio. Allora la voce disse: “Ti farebbe piacere se potessi badare a te stessa?”, ed io: “Tutto mi fa piacere”. La voce disse ancora: “Perché sei così sottomessa, come piace al Signore, ora avrai anche tu una piccola gioia. Ma dovrai soffrire ancora molto e a lungo: nessun medico ti potrà aiutare. Io ti sono stata sempre vicina e continuerò ad esserlo. E ora puoi metterti a sedere. Prova, via, io ti aiuterò”. E qualcosa mi afferrò alla mano destra e mi aiutò a sedere. Ma nello stesso istante ebbi un dolore tremendo nel punto leso della spina dorsale, tanto che mi dovetti sdraiare di nuovo.

La voce continuò a parlare ancora e ancora, ma ora diceva soltanto cose che riguardavano il mio intimo. Parlò molto e insistentemente delle sofferenze, ma questo non intendo rivelarlo. Solo al mio confessore narrai tutto, per obbedienza. La voce aggiunse ancora una frase riguardo ai patimenti: “Questo l’ho già scritto tempo fa”. Da quella frase il mio confessore riconobbe che la voce apparteneva a santa Teresa, perché la trovò nei suoi scritti, ma solo il lunedì seguente. La voce parlò ancora di cose spirituali e poi disse: “Adesso puoi alzarti e camminare”. Di nuovo sentii afferrare la mia mano e sedetti. Poi la voce disse ancora qualche cosa e d’improvviso la luce sparì. Solo in quel momento vidi e udii i miei cari… Si, cara amica, le mie vertebre ora sono diritte e così anche la gamba, solo un po’ più corta. Come abbia fatto a raddrizzarsi, non lo ricordo affatto, ma la mia cara mamma e le reverende suore videro, durante quell’ora, che a poco a poco la gamba si stendeva, mentre prima era ancora tutta rattrappita.

Qualche giorno dopo venne il dottor Seidl e rimase stupefatto. Egli mi visitò a fondo e constatò che la lesione al midollo spinale era del tutto guarita. Però proprio del tutto sana non lo sono, sai; quelle sofferenze che dipendono dal sangue sono rimaste. Se la Santissima Volontà di Dio avesse disposto che guarissi completamente, la voce me l’avrebbe detto. Già così sono molto felice: senza patimenti non vorrei vivere. Ora i miei cari non hanno più tanto da fare intorno a me… anzi, ora che c’è la raccolta del fieno sono io che lavo i piatti e che rassetto le stanze da basso. Poi vado a passeggiare nel bel mondo di Dio e tutto mi sembra nuovo. Quant’è buono il Signore con noi peccatori! Quante gioie dà al mondo! Io mi rallegravo già tanto quando mi portavate i fiori e ora, pensa, posso raccoglierli da me”.

Le sofferenze di Teresa non finiscono di certo, ma ancora una volta, come promesso, Santa Teresina le viene in soccorso: il 13 novembre 1925 Teresa viene trasportata d’urgenza in ospedale per un’immediata operazione a fronte di appendicite acuta. I dolori sono lancinanti. Tutti i presenti all’interno della stanza pregano insistentemente Santa Teresina. All’improvviso Teresa si volta, il suo viso diviene radioso, apre gli occhi e con le mani tese in avanti esclama: “Si, Si”. Poi preme sulla parte dolente e chiede: “Veramente?”. Questa volta aveva visto anche una mano, bianca e sottile, oltre a sentire la solita voce amichevole che le dice: “La tua completa sottomissione e la tua gioia nel sopportare i dolori mi rallegrano. Affinché il mondo riconosca che questo è un avvenimento straordinario, non occorre che ti operi; ma va’ subito, subito, a lodare il Signore e a ringraziarLo. Tu dovrai soffrire ancora molto, ma non temere nulla, neppure i patimenti interiori. Solo così potrai contribuire alla salvezza delle anime. Dovrai sempre di più rinunciare al tuo io, ma resta sempre così, candidamente innocente…”. Teresa è guarita. Scende dal letto e si affretta per andare in Chiesa a lodare e ringraziare Dio.

La strada di Teresa Neumann era segnata. Come le aveva anticipato Santa Teresina, soffrì molto nella sua vita: un anno dopo, nel periodo pasquale, ricevette le stigmate sulle mani, sui piedi, al costato e anche sul capo. Da allora, per 36 anni, sino alla morte, nella notte di ogni giovedì le ferite si riaprivano sul suo corpo fino alla domenica mattina in cui puntualmente si richiudevano. Al contempo ebbe meravigliosi doni soprannaturali di bilocazione, xenoglossia e profezia, cibandosi solamente della Santa Eucaristia che riceveva ogni mattina alle sei.

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